giovedì, 30 ottobre 2008, ore 16:41

di CompagnaSpa

Intervista di Andrea Cangini a Francesco Cossiga, ex Presidente della Repubblica (1985-92), ex Presidente del Consiglio ('79-80), ex ministro dell'Interno nel governo Andreotti, quello di solidarietà nazionale ('76-'78). Insomma, un uomo di Stato, che per anni ha contanto, e molto, nella decisioni strategiche del governo. Un uomo della Democrazia Cristiana, per chi non lo sapesse.

L'intervista è apparsa il 23 ottobre su tutti i giornali di Qn (Resto del Carlino, Giorno, Nazione). Di estratti se ne sono letti solo su Repubblica di oggi, a firma Curzio Maltese. Per forturna che c'è lui, dato che Il Corriere della Sera ha censurato tutto, anche le vicende di ieri e il mancato intervento della polizia contro la violenza degli studenti neofascisti.

In ogni caso, vi butto giù l'intervista così com'è, perché me la sono andata a ripescare... non potevo credere che avesse detto davvero quelle frasi. E, invece, la realtà supera sempre la fantasia.

Presidente Cossiga, pensa che minacciando l'uso della forza pubblica contro gli studenti, Berlulsconi avvia esagerato?
C:
"Dipende, se ritiene d'essere il presidente del Consiglio di uno Stato forte, no, ha fatto benissimo. Ma poiché l'Italia è uno Stato debole, e all'opposizione non c'è il granitico Pci ma l'evanescente Pd, temo che alle parole non seguiranno i fatti e che quindi Berlusconi farà una figuraccia".

Quali fatti dovrebbero seguire?
C: "
Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand'ero ministro dell'Interno".

Ossia?
C:
"In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perché persi a cosa succederebbe se un ragazzo rimanesse ucciso o gravemente ferito..."

Gli universitari, invece?
C:
"Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città".

Dopo di che?
C: "Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri".

Nel senso che...
C: "Nel senso che le forze dell'ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano".

Anche i docenti?
C:
"Soprattutto i docenti".

Presidente, il suo e un paradosso, no?
C:
"Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine, sì. Si rende conto della gravità di quello che sta succedendo? Ci sono insegnanti che indottrinano i bambini e li portano in piazza: un atteggiamento criminale!"

E lei si rende conto di quel che direbbero in Europa dopo una cura del genere? "In Italia torna il fascismo", direbbero.
C: "Balle, questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l'incendio"

Quale incendio?
C:
"Non esagero, credo davvero che il terrorismo tornerà a insanguinare le strade di questo Paese. E non vorrei che ci si dimenticasse che le Brigate rosse non sono nate nelle fabbriche ma nelle università. E che gli slogan che usavano li avevano usai prima di loro il Movimento studentesco e la sinistra radicale".

E' dunque possibile che la storia si ripeta?
C:
"Non è possibile, è probabile. Per questo, dico: non dimentichiamo che le Br nacquero perché il fuoco non fu spento per tempo"

Il pd di veltroni è dalla parte dei manifestanti.
C: "Mah, guardi, francamente io Veltroni che va in piazza col rischio di prendersi le botte non ce lo vedo. Lo vedo meglio in un club esclusivo di Chicago ad applaudire Obama..."

Non andrà in piazza con un bastone, certo, ma politicamente...
C:
"Politicamente sta facendo lo stesso errore che fece il Pci all'inizio della contestazione: fece da sponda al movimento illudendosi di controllarlo, ma quando, com'era logico, nel mirino finirono anche loro cambiarono radicalmente registro. La cosiddetta linea della fermezza applicata da Andreotti, da Zaccagnini e da me, era stato Berlinguer a volerla... Ma oggi c'è il Pd, un ectoplasma guidato da un ectoplasma. Ed è anche per questo che Berlusconi farebbe bene ad essere più prudente"

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categoria : politica, problemi nostrani

sabato, 11 ottobre 2008, ore 14:21

di CompagnaSpa

Bisognava esserci
Bisognava essere lì a scendere in piazza per dire "BASTA!"

Bisognava unirsi per dire alla sinistra che, vabbè la disfatta di aprile, vabbè il "rompete le righe" post-elettorale, ma adesso è arrivato il momento di riprendere a fare opposizione in modo serio.

Anche perché, il governo Berlusconi sta continuando a mettere diverse schifezze al fuoco.

C'è una recente legge Gelmini che prova a spacciare un taglio di 8 milioni di euro per una riforma innovativa della scuola pubblica.

C'è un decreto Tremonti che ha deciso di tagliare centinaia di migliaia di euro a ogni singolo ateneo d'Italia senza alcun criterio.

C'è un Lodo Alfano che ha salvato Berlusconi dall'ennesimo processo a suo carico (il caso Mills).

C'è un'Alitalia che si prova a salvare mettendo mano alle tasche dello Stato.

E tanto, tanto altro ancora.

Per tutto questo, bisognava esserci. Purtroppo, per mille motivi, non ci sarò, se non con la mente, con la rabbia di chi non sopporta più l'indifferenza diffusa. Non basta e c'è poco da dire.

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giovedì, 02 ottobre 2008, ore 15:23

di CompagnaSpa

 
Il Consiglio di Stato decide, a tre giorni da referendum sul destino dell'area Dal Molin, che quella consultazione non va fatta, va sospesa, perché è inutile, non può cambiare le cose. E allora, la cittadinanza che fa? Scende in piazza, fa una delle fiaccolate più partecipate degli ultimi due anni di lotte. A guidare la protesta, ancora una volta, il sindaco di Vicenza Achille Variati. Domenica, inoltre, il referendum, seppure autogestito e nelle sedi del comitato, verrà fatto lo stesso.

Tutta questa vicenda e, soprattutto, le parole di Variati - "A Roma, qualcuno, qualcosa, ha tolto a tutti il diritto di parlare" - dovrebbe far riflettere. Al di là della sudditanza dell'Italia, di destra e di sinistra, agli Stati Uniti; al di là di un progetto assurdo, quelle parole sono il segno di come il Nord-Est continua a percepire Roma: uno Stato distante, che non ascolta i suoi cittadini, che impera in un modo che di democratico ha ben poco. Questa era l'occasione per dire: non è così, c'è uno spazio, anche piccolo, di discussione e confronto per le decine di migliaia di persone che non condividono una scelta centrale. Occasione persa e conferma del fatto che questo governo, invece di gestire i problemi per risolverli, preferisce prendere la scorciatoia del "si fa come dico io e basta".

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categoria : politica, problemi nostrani

giovedì, 25 settembre 2008, ore 14:59

di CompagnaSpa

A insaputa di Berlinguer, il Pci entrò nel Pentapartito al governo dal 1981 (sic!)

Metti un gruppo di laureati in Scienze politiche alle prese con gli esami di ammissione a Scienze Internazionali e diplomatiche, facoltà Antonio Ruffilli di Forlì.

Metti che i professori in commissione si azzardino a fare domande di storia contemporanea, giusto perché non ha molto senso ragionare di strategie geopolitiche senza conoscere cause e assetti della Prima o della Seconda guerra mondiale.

Metti, peggio ancora, che gli esaminatori provino a capire le conoscenze "italiche" dei candidati. Vabbè che è Scienze internazionali, ma, in teoria, si tratta di un percorso che potrebbe portare alla diplomazia. E come fai a rappresentare un Paese che non conosci? Ma in ogni caso, sapere, almeno a spanne, l'evoluzione storica della politica italiana dovrebbe essere un'impellenza per tutti, a maggior ragione se sei un laureato in Scienze politiche.

Senza farla troppo lunga, i risultati fanno accapponare la pelle e ve li lancio lì, secchi:

- Giacomo Matteotti è stato ucciso dalle Br

Siete voi gli ignoranti a pensare che fossero stati i fascisti nel 1924 a rapirlo e a farlo fuori, dopo un discorso in Parlamento nel quale contestava la validità delle elezioni vinte da Mussolini grazie alla scandalosa legge Acerbo;

- Il Pci faceva parte del governo ai tempi del pentapartito

NO COMMENT

Il partito di Aldo Moro? Boh!

Commemorazioni, su commemorazioni (retoriche a dir poco) e in molti non sanno che era presidente della Dc ai tempi del suo rapimento. Figuriamoci che avrebbero risposto alla domanda: "Perché le Br decisero di ucciderlo?"

- l'Msi? Chissà cos'è?

Magari sapere che è il partito da cui si è originata Alleanza nazionale, che ha fatto del fascismo un'epoca d'oro, potrebbe aiutare a dare un voto più consapevole, o no?

-  Massimo D'Antona, Marzo Biagi... solo nomi sconosciuti

Anche sugli eventi più vicini alla quotidianità, l'ignoranza la fa da padrone. Del resto, in pochi leggono il giornale, se non in internet o saltuarialmente, hanno ammesso loro stessi.

Poi, spulciando bene l'articolo firmato da Filippo Andreatta sul Corriere di Bologna di mercoledì, se ne scoprono altre... quisquiglie rispetto al resto.

Forse bisognerebbe riflettere tutti su programmi scolastici ed universitari, troppo spesso fermi al 1945 (se va bene) piuttosto che stare a discutere, un anno sì e l'altro pure se il mastro elementare deve essere uno o trino, se il 7 in condotta deve portare alla bocciatura o all'inferno.

In un paese democratico, il percorso scolastico DEVE sentire l'obbligo di formare dei cittadini consapevoli, e senza memoria storica non ci può essere alcuna consapevolezza. Non solo. Ci vorrebbe un'educazione civica degna di questo nome, che vada oltre i libri. Ricordo il mio prof di Storia al liceo. Una volta a settimana, si chiudevano i libri, si apriva il giornale e si discuteva tutti su un tema d'attualità. Discussioni accese, a volte anche litigi, il modo migliore per costringere i propri neuroni ad argomentare, a pensare, a trovare, anche con fatica, una propria posizione. Ma, a dirla tutta, quello che manca, sono i professori che, ogni santa mattina, portano sottobraccio il giornale stropicciato, letto prima di entrare a scuola. I libri non bastano.

E Matteotti ucciso dalla Br lo dimostra.

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categoria : politica, storia, giornale, ignoranza, matteotti

sabato, 20 settembre 2008, ore 15:09

di CompagnaSpa

Da http://bologna.repubblica.it

Giusto per sdrammatizzare ogni tanto, una cosa tutta da ridere! Stranamente, poi, il giornalista ci mette anche un pizzico d'ironia qua e là. Il che non gusta!

La cartellina consegnata a ogni sacerdote all´ingresso del seminario arcivescovile è gonfia di opuscoli, pieghevoli, ciclostilati, ma questi due dépliant non passano inosservati. Non informano sui corsi di catechismo, né sulle iniziative parrocchiali e neppure sulle attività missionarie. Spiegano come si fa a non avere figli. Che si trovino in mezzo alla documentazione fornita ai partecipanti alla "Tre giorni del clero", incontro ufficiale della diocesi bolognese, significa che si tratta di veri e propri strumenti pastorali. Significa che, a domanda dei parrocchiani, i parroci devono saper rispondere anche su questo. «Padre, come facciamo per non avere un figlio?».

Si tratta, naturalmente, dei «metodi ammessi» dalla Chiesa. Il primo dépliant, colorato e vivace, illustra il celebre Billings, forse il più famoso tra i cosiddetti metodi naturali. L´altro, più spartano, propone il meno noto «Metodo sintotermico di Rötzer». Entrambi comprendono un elenco dettagliato (indirizzi, telefoni) di medici e consultori diocesani disponibili a impartire le istruzioni necessarie. Necessarie a cosa? Guai a chiamarli «metodi anticoncezionali» (cioè, dizionario: «atti a evitare un concepimento»). La Chiesa è fermamente contraria agli anticoncezionali. Per lo meno a quelli che si servono di sostanze chimiche, o più banalmente di qualche grammo di lattice. Gli anticoncezionali che invece richiedono un termometro, alcuni attrezzi ginecologici, conoscenze del calendario e dell´aritmetica e un corso di studi per essere appresi, la Chiesa li chiama «regolatori naturali della fertilità». Che vorrà dire? Alla fine i due dépliant devono ammetterlo: servono a «evitare o posticipare una gravidanza». Bene, ora lo sa anche il vostro parroco.

(16 settembre 2008)

ps. Segnalo che, oltre ad Alitalia, anche il Comune di Catania è sull'orlo del fallimento. E con lui, una buona parte degli altri comuni siculi. Ne scriverò con calma... 

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giovedì, 18 settembre 2008, ore 15:47

di CompagnaSpa


La Compagnia aerea italiana ha appena ritirato l'offerta per il salvataggio (o presunto tale) di Alitalia. In poche parole Roberto Colaninno e company hanno deciso che alle condizioni imposte dai sindacati non conveniva prendere in mano Alitalia. Salta tutto, insomma, e il fallimento è dietro l'angolo. Difficile, se non fantascientifico, pensare che possa venir fuori una nuova cordata.
E adesso sarebbe anche il momento di fare alcune riflessione e flashback:

1. Il progetto di AirFrance prevedeva poco più di 2mila esuberi contro i 4mila, poi diventati 6mila, degli italiani. Senza dimenticare che i debiti non sarebbero pesati sulle casse dello Stato e senza considerare la credibilità e la solidità di una società che nel settore ci lavora da anni, la sua capacità di mettere l'Alitalia in una rete europea.

2. Berlusconi ha illuso chi voleva essere illuso dell'esistenza di un'alternativa italiana al piano francese. C'ha fatto la sua compagna elettorale, e la sinistra (Veltroni in testa) non ha saputo sottrarsi al gioco.

3. Sindacati, lavoratori hanno detto "no" ad AirFrance in nome di esuberi e di un settore strategico che si voleva mantenere italiano. Adesso, non discuto che avere una compagnia tricolore possa essere importante, ma forse era più importante non mandare al macero tutta un'azienda, con un numero di dipendenti che viaggia verso i 20mila.

4. Il piano della Cai era una porcata. Inutile nasconderlo. Sciacallaggio o poco più: imprenditori che volevano fare plusvalenze infinite prendendosi solo il meglio di Alitalia e lasciando tutto il resto nella bad company gestita dal governo.  Così siamo bravi tutti a fare gli imprenditori, mi pare. Comunque, nessuna sorpresa. Per un sindacato accetare quelle condizioni non era  obiettivamente possibile.

L'Alitalia era già fallita quando Spinetta se n'è tornato a Parigi. La colpa, principalmente, è di Berlusconi e della speranza tutta falsa, che ha dato a sindacati e politici che esistesse un'alternativa ad AirFrance. Ovviamente, adesso, il grande Silvio si pulirà la coscienza politica attaccando i sindacati e dando a loro la colpa di tutto.

Non ci resta che dire: GRAZIE SILVIO!!!

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martedì, 16 settembre 2008, ore 09:52

di CompagnaSpa


13_09_08_No Dal Molin

Cavolo, torno dopo mesi e mi ritrovo due belle sorpresine: gli orrendi inserti pubblicitari di Google sulle scarpe (mai autorizzati, ovviamente) e un bel virus collegato al codice del blog! TRANQUILLI!!! Il virus l'ho cacciato a pedate, dopo aver scoperto che era collegato al java delle statistiche. Motivo per cui nessuno saprà mai quanti visitatori totali ha avuto questo blog: si è fermato a 12666, diamogli l'estrema unzione e andiamo avanti sereni.

Ma veniamo alle cose serie. Perché sono tornata qui, dopo un'assenza così lunga?

Perché mi manca un posto dove discutere, riflettere, su quello che succede in Italia e nel mondo: dal triste affare Alitalia a un Afghanistan su cui ormai ci si limita a fare il bollettino di guerra senza riflettere su scelte fatte e da fare. Un posto dove non si parli sempre e solo di cosa ha detto l'emerito governatore trentino Lorenzo Dellai e dove non si ripeta fino alla noia quanto il Trentino sia un'isola felice. Partecipare, lo scorso sabato, alla manifestazione No Dal Molin (nella foto: Vicenza. Poliziotti in tenuta antisommossa all'interno dell'aeroporto Dal Molin, accompagnano il corteo del 13 settembre) mi ha ricordato che farsi fagocitare dalle abitudini è il modo più sbagliato per vivere, che bisogna riuscire a ritagliarsi qualche più o meno piccolo angolo di riflessione e impegno. L'angolo di riflessione è questo. L'impegno, invece, è un "work in progress": idee da mettere in ordine per trovare un proprio spazietto in una città che non è Bologna ma Trento, dove tutti sono democristiani (anche quelli che non lo sanno) e dove anche l'unico centro sociale si dichiara orgogliosamente "per l'autonomia".

Questo è tutto, direi. Spero di ritrovare un po' di persone che non sento da una vita e altre che non conosco ancora. Lo stile di questo blog non cambia: nessuna pippa mentale da diaro segreto, su "perché quel ragazzo non mi guarda?, ma il rossetto sarà quello giusto (anche perché non ne uso)? ieri ho sognato una formica che annega, cosa vorrà mai dire?" e cose del genere. Ma sempre le solite suole delle scarpe da consumare riflettendo su cosa accade fuori dal nostro giardino di casa (che io, ovviamente non ho!).

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domenica, 21 gennaio 2007, ore 11:30

di llisa

Omaggio agli appassionati.

" ... il tempo che si ferma, prigioniero dell'orologio, la vecchiaia che si traveste da giovinezza, il diavolo che ci siede di fronte, i pazzi che si fingono sani avendo intuito il principio per cui il potere si affida alla perfetta simulazione della salute mentale, il nonsenso che scardina il senso, il significante che si fa beffe del significato ..."

Marisa Bulgheroni, prefazione a "Racconti"

Buon compleanno a Edgar Allan Poe. E anche a me. Che sia un anno di sottili distinzioni, di chiari e di scuri, di movimenti di macchina accurati e veloci carrelltate,  di sguardo nitido, di fiducia nell'intuito, passione ritrovata, decisione nelle scelte, costanza negli obiettivi, differenza accettata, libertà di cambiare.

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categoria : le mie letture

giovedì, 14 dicembre 2006, ore 19:00

di llisa

"Di quelle vittime restano solo piccoli ricordi, ricordi testardi che rifiutano di lasciarsi cancellare con assegni o ipotesi di futuro. Si sa  molto poco di loro, di come furono assassinati, e finchè quei corpi scomparsi non saranno rinvenuti, peseranno sul Cile come una maledizione. Ma ci restano la loro memoria e il loro eterno esempio. Parlare o scrivere delle vittime significa farlo per tutte. E' questa la mia sensazione mentre scrivo di un ragazzo che era parte della guardia di Salvador Allende..."

Luis Sepùlveda - "Il generale e il giudice"

Chissà se le ha aperte davvero, Luis, quelle bottiglie che diceva di tenere in serbo per l'evento, un bicchiere in memoria di ogni compagno scomparso. Chissà se avrà pensato che alla fine, rispetto a qualche settimana fa, alla fine non è cambiato nulla.

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categoria : storia

domenica, 26 novembre 2006, ore 13:12

di llisa

«Si un ombre atraversara el Paraìso en un sueño, y le dieran una flor como prueba de que habìa estado allì, y si al despertar encontrara esa flor en su mano… ¿entonces, qué? »
Jorge Luìs Borges
“Otras Inquisiciones”
 
Non so come vi sentireste a leggervi in un libro.
Io ho sentito FREDDO. E ho pensato al fiore di Coleridge come lo raccontava Borges. E' una delle armi letterarie più affilate per spiegare quello strano spiazzamento di chi si trova di fronte a due mondi che credeva separati e scopre che in qualche modo comunicano. Così io e il libro, che ho invidiato per la capacità di dire ciò che non riesco, e ho odiato come odierei uno specchio in cui scoprissi un riflesso troppo inquietante per poterlo credere il mio.

 

Il libro è "Ricordati", di Elina Hirvonen, Scritturapura editore

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categoria : viaggi introspettivi