domenica, 21 gennaio 2007, ore 11:30

di llisa

Omaggio agli appassionati.

" ... il tempo che si ferma, prigioniero dell'orologio, la vecchiaia che si traveste da giovinezza, il diavolo che ci siede di fronte, i pazzi che si fingono sani avendo intuito il principio per cui il potere si affida alla perfetta simulazione della salute mentale, il nonsenso che scardina il senso, il significante che si fa beffe del significato ..."

Marisa Bulgheroni, prefazione a "Racconti"

Buon compleanno a Edgar Allan Poe. E anche a me. Che sia un anno di sottili distinzioni, di chiari e di scuri, di movimenti di macchina accurati e veloci carrelltate,  di sguardo nitido, di fiducia nell'intuito, passione ritrovata, decisione nelle scelte, costanza negli obiettivi, differenza accettata, libertà di cambiare.

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categoria : le mie letture

giovedì, 14 dicembre 2006, ore 19:00

di llisa

"Di quelle vittime restano solo piccoli ricordi, ricordi testardi che rifiutano di lasciarsi cancellare con assegni o ipotesi di futuro. Si sa  molto poco di loro, di come furono assassinati, e finchè quei corpi scomparsi non saranno rinvenuti, peseranno sul Cile come una maledizione. Ma ci restano la loro memoria e il loro eterno esempio. Parlare o scrivere delle vittime significa farlo per tutte. E' questa la mia sensazione mentre scrivo di un ragazzo che era parte della guardia di Salvador Allende..."

Luis Sepùlveda - "Il generale e il giudice"

Chissà se le ha aperte davvero, Luis, quelle bottiglie che diceva di tenere in serbo per l'evento, un bicchiere in memoria di ogni compagno scomparso. Chissà se avrà pensato che alla fine, rispetto a qualche settimana fa, alla fine non è cambiato nulla.

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categoria : storia

domenica, 26 novembre 2006, ore 13:12

di llisa

«Si un ombre atraversara el Paraìso en un sueño, y le dieran una flor como prueba de que habìa estado allì, y si al despertar encontrara esa flor en su mano… ¿entonces, qué? »
Jorge Luìs Borges
“Otras Inquisiciones”
 
Non so come vi sentireste a leggervi in un libro.
Io ho sentito FREDDO. E ho pensato al fiore di Coleridge come lo raccontava Borges. E' una delle armi letterarie più affilate per spiegare quello strano spiazzamento di chi si trova di fronte a due mondi che credeva separati e scopre che in qualche modo comunicano. Così io e il libro, che ho invidiato per la capacità di dire ciò che non riesco, e ho odiato come odierei uno specchio in cui scoprissi un riflesso troppo inquietante per poterlo credere il mio.

 

Il libro è "Ricordati", di Elina Hirvonen, Scritturapura editore

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categoria : viaggi introspettivi

martedì, 07 novembre 2006, ore 08:40

di llisa

Il candidato ricerchi e argomenti la sottilie logica che lega i sueguenti due concetti, cardine della politica internazionale delle grandi potenze mondiali ecc ecc...

1- Siamo contro la pena di morte, quindi neanche un leader politico processato per genocidio e condnnato deve esservi sottoposto

2- Bombardare un condominio eliminando una cinquantina di civili innocenti rientra nei danni collaterali del processo di "esportazione della democrazia"

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categoria : politica

venerdì, 06 ottobre 2006, ore 08:28

di llisa

Avete ragione. Ora ci vorrebbe un post serio, in questo caso, un approfondimento ben fatto su che cosa voglia dire questo sciopero, che cosa comporti. Mi viene invece una piccola provocazione, una riflessione "da prendere con cautela". Perchè una cosa è indicativa: che io non abbia materialmente il tempo di farlo, questo post ben argomentato. Perchè mentre i miei colleghi professionisti scioperano - giustamente, e ci tengo a sottolinearlo - a noi pubblicisti viene chiesto di lavorare dalle stesse redazioni di "grandi scioperanti". Vuol dire questo: che siamo una casta a parte. E questo sciopero, per quanto giustificato e ben argomentato possa essere, continua ad evitare un altro problema, tutti i pubblicisti che, a sentire il presidente dell'Ordine del Piemonte, "sono essenziali perchè mandano avanti i giornali locali", quelli che non guadagano come i mostri sacri, nè come i distaccati nelle redazioni locali (quelli che non guadagnano, alla fine) quelli che vengono mandati in giro mentre i superiori stanno in redazione, quelli che è comodo far "collaborare" perchè non hanno titolo nè posizione per pretendere di più. C'è qualcosa, nell'Ordine dei Giornalisti, che assomiglia tanto ad una casta. Questo sciopero è per loro, per quanto necessario, non per noi. E non avete idea di quanta fatica mi costi ammetterlo.

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categoria : questioni di giornalismo

mercoledì, 20 settembre 2006, ore 19:05

di llisa

"Io sono qui per provare qualcosa in cui credo: che la guerra è inutile e sciocca, la più bestiale prova di idiozia della razza terrestre. Io sono qui per mostrare quanto è ipocrita il mondo, quando si esalta per un chirurgo che sostituisce un cuore con un altro cuore, e poi accetta che migliaia di creature giovani, col cuore a posto, vadano a morire come vacche al macello per la bandiera"

Oriana Fallaci - "Niente e così sia"

Per ricordare che lei non era solo Rabbia e Orgoglio. Almeno, un tempo.

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categoria : questioni di giornalismo

mercoledì, 06 settembre 2006, ore 20:32

di llisa

Mi piacerebbe potergli credere, per raccontare la sua storia. Invece oggi ho ascoltato, ho fatto domande, ho preso appunti, cercando di capire quanto avesse davvero bisogno di me, quanto mi stesse usando, quanto io volessi usare lui, trasformandolo in notizia. Cercavo di gaurdare le cose con i suoi occhi, per sentire le sfumature che sapevo avrei perso.  Trent'anni fa in Italia dalla Romania, camionista per anni, una malattia che lo ha lasciato su una sedia a rotelle, quattro anni fa, con insieme la scoperta che la ditta non solo aveva dimenticato di pagargli i contributi, ma neanche lo aveva assunto. Di quei particolari che ti sfuggono solo se hai un maledettissimo bisogno di lavorare. Poi Gheorghe è finito in un paesino di provincia, 58 anni senza una gamba ed un sussidio di invalidità che non arriva alle 300 euro, senza luge e gas, perchè il comune l'affitto glielo paga, il resto no. E la sua casa è così pulita e lui di quei personaggi strani, che non capisci se sanno molto più di quello che vogliono dire o vogliono fartelo solo intendere. Voglio solo lavorare. A vederla così una storia da scrivere, non fosse che non riesco a togliermi dalla testa il tarlo del dubbio, che lui abbia rifiutato gli aiuti che gli sono stati offerti per orgoglio, che si crogioli convinto che tutto gli sia dovuto o che sia affetto da una forte tendenza al vittimismo, che mi usi, solamente, per fare ottenere a me quello che non riesce ad ottenere lui stesso. E quasi non riesco a fidarmi dei miei occhi, che alle sette di sera iniziano a sforzarsi di vedere ciò che traccio sul notes, perchè la luce a quell'appartamento non arriva più davvero e questo non posso negarlo.

E poi, ancora, il divagare incerto del racconto, gli accenni a Romania, dittatura, lui che la sa lunga e ha visto cose, un passato a cui non vuole più tornare e che lo tiene sveglio di notte, del tipo "per soldi ho fatto cose che mai rifarei". E tu che pensi? A come verificarlo, perchè al di là della sua situazione oggettiva c'è qualcosa che non ti torna, qualcosa...

Un meccanismo perverso, un ingranaggio strano che unisce la rabbia per situazioni che non dovrebbero essere alla paura di farsi usare o di usare, più che altro. Da un certo punto di vista anche il senso di colpa che ti si attacca addosso quando per guardagnarti quei 15 euro lordi di articolo ti sembra di campare sulle disgrazie altrui. Che diventa ancora più forte quando tu cerchi di fare il tuo lavoro seguendo la prassi di testata, chiedendogli una foto che lui preferisce non fare, e torni a casa senza aver insisito, perchè capisci e non te la senti. Con la certezza che dopo tutte queste seghe mentali il pezzo non uscirà mai, che sia un bene o un male. Perchè in certi posti, per diventare notizia, ogni storia deve avere un volto e questa non ce l'ha.

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categoria : questioni di giornalismo

giovedì, 31 agosto 2006, ore 16:44

di CompagnaSpa

Sono una destrorsa che cammina mandando avanti il piede sinistro.

Questo sono. Sì. Una destrorsa che manda avanti il piede sinistro. Più ripeto questa frase e più sento che mi rappresenta.

 

Ed è incredibile che questa frase (può una frase racchiudere un’identità?) mi sia balzata in mente in un giorno qualunque, durante una pausa pranzo qualunque, durante uno qualsiasi dei miliardi di passi che ho fatto nella mia vita, n un momento della mia vita qualunque, grigio, senza poter dire “sono felice” ma senza neanche avere quella voglia di cambiare pelle per buttarmi tutto alle spalle (anche se le lacrime di ieri potrebbero voler dissentire. Ma loro non hanno diritto di parola, per fortuna).


Sì, sono destrorsa perché amo usare la parte destra del mio cervello. Amo essere razionale (anche le seghe mentali fanno parte del gioco, no?). Quando ero al liceo, liceo scientifico (classico no, per carità, la mia destrosità me lo avrebbe rinfacciato a vita!), ricordo il piacere di arrivare in fondo alla rappresentazione di una funzione matematica. Perdersi nei numeri, nelle frazioni, per poi rimettere ordine con la forza della mente. Niente di più che il piacere di dominare qualcosa. Di sapere che per uscire dal buio bastava solo usare il cervello, la memoria, l’intuizione. Il proprio cervello, la propria memoria, la propria intuizione. La soluzione c’era e spettava a me prenderla o meno. Solo a me. Il caso non è contemplato.

Che poi, in fondo, si tratta anche del piacere tutto antropomorfo di dirsi “cavolo, certo che ne abbiamo fatta di strada, noi uomini con i nostri neuroni”.


Ma sono una destrorsa che cammina mandando avanti il piede sinistro. Il piede sinistro. Non quello destro. Non fosse così, sarei chiusa in uno studio universitario a fare ricerche di matematica astratta (che bella la matematica, perché sono qua?). E invece sono qua. Dietro il computer di una redazione. Sono qua a provare a fare uno dei mestieri meno prevedibili, meno governabili, meno destrorsi in assoluto. Altro che matematica! E chissà se aver seguito la mia gamba sinistra mi porterà più lontano della destrosità.
Già, chissà…


Ps. un bacio grande a tutti!

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categoria : viaggi introspettivi

martedì, 29 agosto 2006, ore 19:29

di llisa

"Solo l'autobiografia è letteratura,

i romanzi sono solo la scorza e alla fine si arriva al nocciolo:

o io o tu"       

Virginia Woolf

 

Dal 6 settembre Mantova sarà ancora più bella. Buon Festivaletteratura, per chi avrà la fortuna e il coraggio di lanciarsi in quell'insano e meraviglioso vortice di libri, autori, caffè e convegni. Sarebbe bellissimo, forse anche troppo.

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categoria : viaggi introspettivi

martedì, 25 luglio 2006, ore 15:59

di CompagnaSpa

Rieccomi! Come state? Mi piacerebbe che nei vostri commenti mi aggiornaste un po’! E’ da così tanto che non vi leggo... Torno a scrivervi per una di quelle cose che leggi sul giornale e rimani indignato.

Non è che sia proprio di oggi, ma io l’ho letta nel dettaglio solo ieri, richiamata da un commento di una giornalista su un editoriale di Eugenio Scalfari. E allora, iniziamo da lì, e da un passaggio che ci starebbe benissimo nella rubrica di Alex sulle differenze tra destra e sinistra in Italia:

"Ora l’indulto che il centrosinistra propone oggi alla Camera, con l’accordo di Forza Italia, realizzerà ciò che non era riuscito al governo. Berlusconi".

Ossia: far scansare a Cesare Previti la reclusione.

In sostanza: se l’indulto proposto dal centrosinistra venisse approvato senza modifiche, i cinque anni di arresti domiciliari a cui Previti è stato condannato si ridurrebbero a due e, di conseguenza, il caro avvocato potrebbe usufruire delle pene alternative. Insomma, non solo si è evitato la galera (se non per una settimana) grazie alla ex Cirielli (che vieta il carcere per gli ultrasettantenni); non solo la Cassazione ha ridotto da 6 a 5 anni la sua condanna; ma adesso grazie al regalino della "sinistra" (meglio usare le virgolette, considerando l’inutilità ormai di certe distinzioni), Previti potrebbe chiudere i conti con la giustizia in attivo: 2 anni di misure alternative di contro alla corruzione di giudici. Direi un ottimo affare, no?

Ma facciamo un passo indietro.
Le carceri italiane stanno scoppiando. Secondo i dati del Dipartimento per l’amministrazione carceraria, a fine maggio 2006 nelle carceri c’erano 61.392 detenuti, su una capienza teorica di 42.959 posti. Insomma, 18.433 detenuti sono in più. Da qui, celle da due posti trasformate in celle da cinque, sei. E non sorprende se poi, il 2 febbraio 2006, Carlo Francesco Corradengo, di 53 anni, detenuto al Marassi di Genova, cade alle sei di mattina dal terzo piano del letto a castello della sua cella dove viveva con altre 7 persone. E entra in coma.

Di fronte al sovraffollamento i vari politici si mettono all’opera per sfoltire le carceri. Gli strumenti sono due: indulto e amnistia. L’indulto cancella tutto o in parte la pena ma non quelle accessorie (come l’interdizione dai pubblici uffici), mentre l’amnistia dichiara estinto il reato ed è, quindi, uno strumento più forte.
Negli ultimi anni, ogni volta che se ne è discusso il Parlamento non è mai arrivato a concretizzare niente di più di un "indultino". Dal 1992, infatti, per varare leggi del genere è necessaria la maggioranza qualificata dei due terzi. Insomma, anche l’opposizione deve essere d’accordo.

Dopo poco dalla sua elezione, il centrosinistra, con un davvero strano Mastella a ministro della Giustizia, sposa la causa, nuovamente. Obiettivo: far uscire dalle carceri almeno 12mila detenuti. La proposta sembra la solita: diminuire di tre anni le pene, ad esclusione però di alcune categorie di reati. E qua viene il bello.
Negli scorsi anni ad essere esclusi sono stati: pedofilia e reati sessuali vari, terrorismo, mafia, sequestro di persona a scopo di rapina e... corruzione. Questa volta, però, la sinistra cambia musica e propone di far rientrare nello sconto anche i reati finanziari, societari e contro l’amministrazione pubblica. "Corrotti e corruttori insomma", come scrive oggi su Repubblica Liana Milella. E tra questi corruttori, appunto Cesarone Previti.

L’unico a mostrare indignazione è Di Pietro, che si autosospende temporaneamente da ministro per avere tutto tempo da dedicare alla sua attività di parlamentare contro questa proposta. Gli altri ripetono il disco rotto del "punto di equilibro" intoccabile e del "bisogna fare in fretta", a cominciare da Bertinotti. Al centrodestra, di certo, tutta la situazione fa comodo. L’argomentazione di Di Pietro è una sola: attualmente sono in carcere per reati contro la pubblica amministrazione 67 persone. Se facciamo l’indulto per sfoltire le carceri, che senso ha includere quei 67, considerando la gravità sociale di quanto hanno commesso?

E allora, come si fa a non pensare male. Si pensano cose del tipo: il centrosinistra, pur di portare a casa la manovra, decide di accettare le condizioni di una parte del centrodestra (una parte, perché An è contraria). La politica è fatta anche di questo, certo. Compromessi. Ma che segnale si lancia così ai cittadini italiani? Che se uno corrompe un giudice o anche solo il vigile per non farsi fare la multa, non è poi così grave. E dire che invece questo Paese avrebbe bisogno solo di una cosa: rigore morale.

E poi ci si sorprende che in Italia abbondino i Previti, i Cuffaro, i Ricucci, i Fiorani, i Berlusconi, i... 

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categoria : problemi nostrani